La Pasqualin Giannini 750 Sport vince il Concorso d’Eleganza della Coppa d’Oro delle Dolomiti 2025

Nel contesto unico della Coppa d’Oro delle Dolomiti, dove la passione per la guida incontra la cultura e l’eleganza delle forme automobilistiche, anche quest’anno il Concorso d’Eleganza ha premiato le auto che meglio hanno saputo incarnare lo spirito autentico della manifestazione.

La Giuria, infatti, composta dal direttivo del Club ACI Storico e dalla redazione della rivista L’automobileclassica, il mensile di ACI Editore dedicato alle sole “targhe nere”, ha osservato le auto di tutta la manifestazione, andando alla ricerca di un connubio perfetto tra conservazione, autenticità e storia dell’auto. Abbinamenti rari, attenzione nei dettagli, patine di conservazione e risultati di restauri precisi ed accurati hanno rappresentato elementi fondamentali nell’attribuzione dei premi, che hanno valorizzato gli esemplari più inconfondibili nel parterre motoristico di così alto livello di questa Coppa d’Oro.

A conquistare il titolo, grazie alla sua rarità ed allo straordinario pedigree sportivo dell’esemplare, quest’anno è stata la Pasqualin Giannini 750 Sport del 1950: un gioiello artigianale nato per correre e tornato oggi a splendere tra le vette delle Dolomiti. Costruita a Padova da un artigiano geniale, Armando Pasqualin, che con intuizione e metallo grezzo realizzò, su base Fiat 500 Topolino balestra corta, una barchetta da corsa leggera, essenziale, competitiva. Questo esemplare è il quarto di sette vetture realizzate, una delle due di cui oggi si hanno notizie, ed è proprio quella che nel 1951 si impose nella categoria 750 sport alla storica Coppa d’Oro delle Dolomiti. Telaio modificato, carrozzeria in alluminio di appena 7 millimetri, motore Giannini G1 e peso di soli 350 kg, tutte le caratteristiche che rendono unica l’auto e che sono state recuperate dopo un lungo ed accurato restauro curato dal navigatore di oggi, Adelino Meotto, e dal driver, il proprietario, Stefano Mecchia, che oggi la riportano sul gradino più alto del podio, dove merita di stare.

Il secondo posto è stato riservato ad una straordinaria Jaguar XK120 FHC. Un modello di straordinaria storia sportiva, la prima auto d’importazione a vincere la Nascar. L’esemplare scelto è nato nel 1953, si presenta in una splendida veste Old English White con interni bordeaux, inserti e cruscotto in radica, optional dedicato solo alla versione coupé. Uno straordinario stato di conservazione, completato dai cerchi Borrani e gomme con fascia bianca, per celebrare l’eleganza di una delle auto sportive più simboliche degli anni 50. Disegnata da William Lyons, il motore da 3.400 cc di quest’auto, con velocità massima proprio di 120 miglia all’ora, quasi 200 km/h, è curato dalla passione del proprietario, Wilhelm Graf, che insieme al navigatore Jurgen Kraft, sono venuti direttamente dalla Germania per ammirare gli splendidi panorami delle Dolomiti.

Al terzo gradino del podio la splendida Mercedes-Benz 300SL Roadster di Michele Ratti e Gianpaolo Lastrucci. Simbolo delle sportive leggere, come recita la sigla SL – Sport Leicht – la 300 SL è una vera icona della sportività Mercedes. Questo esemplare, in versione Roadster, è stato costruito nel 1961 e coniuga la potenza del motore sei cilindri in linea a iniezione da 225 cv con l’eleganza di una linea aperta e slanciata. Un abbinamento affascinante, tra il bianco Weissgrau (white grey) esterno e gli interni in pelle nera, valorizzato da un restauro maniacale. Erede della celebre “Ali di Gabbiano”, modificata nel telaio per permettere l’apertura laterale delle portiere, e riconoscibile anche per lo slancio verticale dei fari anteriori, è la sua presenza alla Coppa d’Oro di quest’anno ha conquistato velocemente gli occhi della Giuria.

Menzione speciale per la Taraschi Giaur 750 Sport del 1950 di Hiromichi Fukuda e Yuta Ito. Un nome mitico tra le Sport 750, che nasce dall’incontro tra l’artigiano teramano Berardo Taraschi e la meccanica precisa dei fratelli Giannini. Con il suo telaio tubolare, il motore G1 Giannini da 493 cc da 42 CV ed il propulsore posto dietro l’asse anteriore, la Giaur è un progetto pensato per correre, e lo ha fatto con successo su tutte le principali strade italiane degli anni ’50, tra cui la Coppa Toscana ed il Gran Premio Reale di Roma. L’esemplare di oggi è uno dei pochi superstiti di una produzione artigianale, con carrozzeria essenziale ma filante. Una macchina che ha segnato l’epoca delle “piccole grandi” sportive italiane, guidata da giovani talenti e pionieri del volante, come i leggendari Luigi Musso e Maria Teresa de Filippis, e che oggi continua a vivere grazie alla passione dei suoi proprietari giapponesi.

  [#item_category]